Open Arms e Astral di nuovo insieme nel Med

OPEN ARMS E ASTRAL TORNANO IN MARE INSIEME IN MISSIONE DI MONITORAGGIO E SOCCORSO

Il nostro veliero Astral, è partito l’1 Febbraio dal porto di Barcellona, per la sua 81esima missione di monitoraggio e denuncia.
Raggiunta qualche giorno dopo dal nostro rimorchiatore, la Open Arms, alla sua 80esima missione, navigheranno insieme nel Mediterraneo Centrale, una delle frontiere più pericolose del pianeta, dove lo scorso fine settimana sono state avvistate più di 1500 persone, su diverse imbarcazioni in precarie condizioni, tutte bisognose di ricevere soccorso immediato.

Il nostro equipaggio, dopo aver distribuito giubbotti di salvataggio e mascherine, ha allertato le autorità italiane.
Una motovedetta della Guardia Costiera Italiana ci ha poi raggiunto e dopo aver effettuato un trasbordo, ha accompagnato i naufraghi nel porto di Lampedusa, dove sono sbarcati.
Altre 424 persone sono state soccorse dalla Ocean Viking, di SOS Mediterranee tutte sbarcate nel porto di Augusta.
Almeno 800 persone, sono state invece intercettate e riportate indietro dalla cosiddetta guardia costiera libica finanziata e addestrata dall’Europa.

Sono numeri enormi, impressionanti, che mettono in luce ancora una volta l’assenza di un sistema strutturato di ricerca e soccorso da parte dei governi europei.
Per le navi umanitarie, essere in mare oggi significa ricevere decine di segnalazioni su imbarcazioni in pericolo, significa cercare di raggiungere quelle più vicine, significa sapere di non poter salvare tutti, significa accettare che molte persone verranno riportate indietro, nell’inferno libico.

Quante volte ancora dovremo dire che non siamo arrivati in tempo?

Durante la nostra ricognizione, abbiamo incontrato due imbarcazioni vuote e un relitto, ed è difficile non interrogarsi sul destino delle persone che erano a bordo. Molti gli oggetti abbandonati, indumenti, foto di persone care. Il Mediterraneo è diventato ormai un memoriale, di vite e di morti. La nostra presenza è importante non solo per soccorrere, ma anche per informare e denunciare ciò che accade e che altrimenti non verrebbe alla luce.

La nostra missione continua, resteremo in mare finché ci sarà una sola vita in pericolo.